BEYOND THE PORT CITY

il libro di Beatrice Moretti_ recensione di Davide Servente

BEYOND THE PORT CITY

The conditions of Portuality and the Threshold Concept

Beatrice Moretti

Jovis Verlag GmbH Edizioni. Berlino 2020

copertina libro Moretti.jpg

Beatrice Moretti è Architetto e Ph.D, docente a contratto presso il Dipartimento Architettura e Design - dAD della Scuola Politecnica di Genova. È stata ricercatrice presso il Comune di Genova Urban Lab e l'Autorità Portuale di Genova. Dal 2015 è assistente alla didattica all’interno del Coastal Design Lab, laboratorio di architettura e progetto urbano del dAD coordinato dalla Prof.ssa Arch. C. Andriani. È autrice delle monografie Un colle, un transatlantico, un nome. Tre storie sul porto di Genova (Sagep, 2018) e Beyond the Port City (JOVIS, 2020).

Dal 2020 è assistente alla didattica presso il DAStU del Politecnico di Milano e docente per il dAD all'interno del Seminario Internazionale di Progettazione Architettonica Villard.

Recensione di Davide Servente*

Il contributo che il volume, a firma di Beatrice Moretti ed edito dalla casa editrice tedesca JOVIS, offre alle teorie e ricerche che indagano il rapporto tra città e porto è palesato già dalla copertina, dalla prima parola del titolo. Come evidenzia Carmen Andriani nella prefazione, la preposizione «beyond» sottende il cambio di approccio – «from the notion of ‘restitution’ to that of ‘coexistence’» – verso i consolidati processi di riconversione delle aree portuali dismesse, superandone le premesse e definendo nuove prospettive. Come è illustrato nel libro, l’attuale relazione città-porto si è definita nell’arco del Novecento a seguito della globalizzazione del commercio marittimo attraverso interventi di riqualificazione – primo fu quello del porto di Baltimora a partire degli anni Cinquanta – sulle aree e sui manufatti obsoleti e restituiti alla città come forma di risarcimento.

Pur producendo risultati positivi, la reiterazione di tale approccio in differenti contesti – come ad esempio Barcellona, Glasgow, Genova – ha fatto emergere i suoi limiti realizzando waterfront uguali, sia in termini di programma funzionale sia come disegno urbano. S p e s s o operazioni immobiliari estranee alle identità delle città e altro rispetto al contesto portuale, questi interventi agiscono per rimozione cancellando la ‘macchina portuale’ generando ulteriori confini e separazioni. Tale tendenza pertanto, come denuncia l’autrice, richiede oggi un aggiornamento normativo-gestionale e un nuovo approccio verso il patrimonio architettonico portuale.

Sul come e, soprattutto, sul dove attuare questo cambiamento è sempre il termine ‘oltre’ del titolo a introdurre il tema cardine del volume: la ‘soglia’ che separa l’urbano dal porto, luogo in cui si palesa la relazione tra le due figure e si contrappongono le loro istanze.

‘Soglia’ intesa come un ‘campo ampio’, una ‘alterazione spaziale’ dovuta all’applicazione di una norma su un contesto fisico. Sempre dalle parole di Andriani, la ‘soglia’ tra città e porto «is a void waiting to be repopulated with new functions, uses, people, and movement. It is a new area that stretches out like a spine between two defined identities of the city». La ‘soglia’ tra città e porto è intesa come campo di ricerca e luogo del progetto per eccellenza in cui tutti gli strumenti di pianificazione si contaminano e si sfumano. Andare ‘oltre’ questa linea, attraversarla, è interpretato da Moretti come un cambio di prospettiva, un nuovo punto di vista che non osserva più la città e il porto come figure distinte affacciate una sull’altra ma due entità che appartengo ad una urbanità inedita, una ‘portualità’ che ne simbolizza il legame.

La ‘portualità’ viene così definita dall’autrice come una condizione ibrida ed eterogenea prodotta da differenti e giustapposte condizioni, uno strumento per confrontare differenti contesti urbano-portuali, «an interface that is continually subjected to transit and modifications, a place where the personality and temperament of the port city itself are represented».

I primi tre capitoli del libro – The Port City, Portuality e Threshold – sono finalizzati a definire il campo di studio e a fornire l’inquadramento storico e teorico a supporto dell’ultimo e più operativo, Beyond the Port City. In particolare all’interno del terzo capitolo vengono analizzate attraverso una sintetica descrizione sei città portualieuropee, tre affacciate sul Mediterraneo e tre del nord Europa. Per ogni città vengono evidenziati l’evoluzione e principali aspetti della pianificazione del porto e con una mappa interpretativa è rappresentato il confine che separa il porto dal tessuto urbano. Nell’ultimo capitolo, attraverso una metodologia induttiva (models, strategies) e una descrizione critico-operativa (features, recurrences) – che incrociano le esplorazioni sui sei casi studio – emergono le diverse peculiarità con cui si manifesta la ‘soglia’ urbano-portuale e le differenti accezioni che il termine ‘portualità’ può avere. Con la redazione di una matrice, che opera una concettualizzazione di alcune direttrici (physical, istitutional e functional), si palesano le differenti configurazioni spaziali della ‘soglia’ presenti negli oggetti di studio. Intesi come approcci progettuali, modelli e strategie restituiscono nitidamente le possibili configurazioni della soglia: da quella più esclusiva (barrier) a quella maggiormente permeabile (membrane). Infine features e recurrences forniscono un vocabolario alternativo con cui affrontare il progetto del confine urbano-portuale e ridurre le lacune della pianificazione urbanistica in materia portuale. Anche se attinti dai sei casi studi, caratteri e ricorrenze assumono un aspetto simbolico-figurativo generale che consente di circoscrivere la condizione di ‘portualità’. Rientrano così ad esempio termini come inconparability, ambiguity, heritage e impermanence che rispecchiano la condizione instabile della soglia. 

A conclusione del quarto capitolo, il saggio New Horizons allarga il ragionamento sull’interfaccia porto-città nel più interessante e recente fenomeno della ‘clusterizzazione’ dei porti, che raggruppa differenti scali in un’unica entità spaziale e amministrativa. Nel confronto tra lo scenario italiano e quello europeo emerge un quadro in continua evoluzione: la ‘soglia’ tra città e porto cambia dimensione in rapporto al contesto, definendo un nuovo infrastructural landscape.

Come ha scritto nella postfazione Carola Hein, «a spatial rethinking of the port city is still missing. The concept of the port-city threshold can be further expanded to address the whole port cityscape, that is the entire sea/land continuum alongside witch port and city functions, institutions, and tools intersect», il volume affronta in modo diretto e concreto un argomento non ancora del tutto esplorato. Cercando di chiarire un tema sfuggente come l’identità di un luogo ambiguo e complesso come quello tra le infrastrutture portuali e la città, pone l’accento su uno dei temi più urgenti nelle agende della pianificazione urbana e territoriale. Beyond the Port City raccoglie i risultati della ricerca di dottorato terminata nel 2019 dall’autrice all’interno della Scuola Politecnica di Genova e di essa ne conserva il rigore metodologico con cui è strutturata l’esposizione dei contenuti. Rigore necessario per definire la condizione di ‘portualità’ altrimenti sfuggente e difficilmente catalogabile, condizione che Moretti palesa già nello sfumato – da rosso vermiglio a ciano – della copertina, sfocata come i contorni della ‘soglia’ tra città e porto.

*Chi è Davide Servente_ Architetto e Ph.D., è docente a contratto e svolge attività di ricerca presso l’Università degli Studi di Genova. È fondatore del collettivo di ricerca ICAR65 e socio dello studio di progettazione gaggeroservente con sede ad Albissola Marina. Nel 2020 per Sagep Editori ha pubblicato i volumi "Il Museo PopUp. Arte pubblica e spazio urbano" e "Abitare nel Tempo. Venti ville del Novecento" (con A. Canevari).

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