IL CONSUMO DI COSTA

l'aggressione del cemento e la trasformazione dei paesaggi costieri

A partire dal 2012, Legambiente ha promosso una analisi della situazione dei paesaggi costieri delle diverse regioni italiane. L’obiettivo era di analizzare le trasformazioni avvenute e i caratteri dei processi, di approfondire i fenomeni in corso e la situazione delle regole di salvaguardia, elaborando immagini e cartografie. Attraverso un attento studio delle fotografie satellitari si è dapprima ricostruita una analisi numerica dei fenomeni e poi incrociato i risultati con l’esperienza e le conoscenze raccolte da Legambiente in oltre trenta anni di monitoraggi dello stato di salute dei mari italiani con Goletta Verde, e con quella di circoli territoriali e sindaci, integrandola con racconti fotografici.

La chiave che abbiamo scelto per rappresentare la situazione delle coste è quella del paesaggio, ossia dei connotati che oggi emergono nei territori alle spalle della linea di costa. L’obiettivo era infatti di capire se ancora prevalgono caratteri di naturalità o agricoli e i caratteri delle trasformazioni infrastrutturali, urbane e portuali avvenute in questi anni. Capire la dimensione e il peso che i processi di urbanizzazione sono andati assumendo nei diversi territori è un passaggio ineludibile per comprenderne le spinte ma anche per immaginarne il futuro.

Questa ricerca è pubblicata nel volume monografico E. Zanchini, M. Manigrasso, VISTA MARE. La trasformazione dei paesaggi costieri italiani, Edizioni Ambiente, Milano 2017. 

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I NUMERI DEL FENOMENO IN ITALIA

I risultati della ricerca sintetizzati lungo i litorali italiani

Italia
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L'ANALISI DEL FENOMENO NELLE REGIONI ITALIANE 

Lo studio ha analizzato, per ogni regione italiana bagnata dal mare, le informazioni provenienti dalle foto satellitari, prima lavorando su quella del 2012 e poi realizzando un confronto con la situazione al 1988, verificando dimensioni e tipo di trasformazione avvenuta. 

                             industriale e portuale, più in generale infrastrutturale 
                             urbano ad alta densità 
                             urbano a bassa densità 
                             agricolo
                             naturale 

Effettuate tutte le misurazioni, sono stati calcolati i valori per ogni tipo di paesaggio, quindi  le percentuali corrispondenti e la percentuale di paesaggio costiero naturale rimasto inalterato e di paesaggio trasformato, quindi la percentuale di costa protetta, per evidenziare l’alto rischio di trasformazione del territorio. Infine, sono state ricavate le quantità e le percentuali di costa rocciosa, sabbiosa e artificiale.

IL CONSUMO DI COSTA IN LIGURIA

 

In Liguria, su un totale di 345 km di costa - da Marinella di Sarzana, al confine con la Toscana, a Ventimiglia, al confine con la Francia - ben 220 km risultano trasformati per usi urbani e infrastrutturali, cioè il 63% del totale. Più precisamente, 59.2 sono i chilometri occupati da infrastrutture portuali e industriali; 71.1 km sono stati occupati dalle città (La Spezia, Genova, Savona, Imperia, Sanremo); mentre l’edificazione diffusa e meno densa occupa ben 90 km, e continua nella sua crescita e nel processo di saldatura delle aree ancora libere.  I tratti di costa ancora “integri” sono complessivamente lunghi 126.4 km, di cui 12.4 km di suoli agricoli e 112 km naturali. È da sottolineare che una delle caratteristiche della costa ligure è la presenza, per molti tratti, di strade e linee ferroviarie che attraversano aree agricole e naturali: ai fini della classificazione non sono state considerate come “infrastrutture”, perché a interessare, in questo studio, sono le costruzioni o grandi trasformazioni areali (come quelle portuali) e l’effetto che hanno sul paesaggio.

Dati piuttosto preoccupanti si evincono se si concentra l’attenzione sulla linea di costa e se ne misura la trasformazione. Rispetto ai 345 km in totale, 162 km (il 47%) risultano essere rocciosi, 114 km (il 33%) risultano spiaggia, mentre ben 69 km (il 20%) di costa è ormai irreparabilmente artificializzata. Rispetto ad altre regioni sono rilevanti le aree occupate da attività portuali.

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IL CONSUMO DI COSTA IN TOSCANA

Su un totale di 410 km di costa, da Capalbio al confine con il Lazio, a Marina di Carrara, al confine con la Liguria, il 44% delle coste toscane risulta trasformato da usi urbani e infrastrutturali. Sono 179 i chilometri di costa che l’urbanizzazione ha irreversibilmente modificato, e di questi, 65 sono occupati da infrastrutture portuali e industriali; 25 sono i chilometri di paesaggi urbani ad alta densità (ossia i principali centri sulla costa), mentre una edificazione diffusa e meno densa è andata occupando 90 km. I tratti ancora liberi da insediamenti si distinguono tra 62 km di paesaggio agricolo e 168 km di costa con caratteri naturali. 

In merito alla morfologia della linea di costa, sono 270 i chilometri di spiaggia e 82 quelli rocciosi, mentre 58 km sono stati trasformati con banchine e riempimenti legati agli usi portuali e industriali.

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IL CONSUMO DI COSTA NEL LAZIO

Lungo le coste laziali, su un totale di 329 km, da Minturno a Montalto di Castro, ben 208 km risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%. Più precisamente, 59 km sono occupati da porti, attività industriali, opere infrastrutturali, mentre la parte occupata dalle costruzioni si differenzia tra 55 km di paesaggio urbano molto denso e 94 km di costa occupata da insediamenti con densità più bassa, per lo più lineari. Solo 12 km di costa sono ancora classificabili come paesaggi agricoli, mentre sono ancora integri 109 km di paesaggi naturali, di cui 68 km risultano vincolati, perché ricadenti in aree protette. 

Concentrando l’attenzione sulla morfologia della linea di costa, 27 km (l’8%) risultano essere rocciosi, 243 km (il 74%) sono spiagge, mentre ben 59 km (il 18%) sono ormai irreparabilmente artificializzati dalla creazione di porti, tessuti urbani, e altre infrastrutture.

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IL CONSUMO DI COSTA IN CAMPANIA

Nella Regione Campania, su un totale di 360 km di costa, da Sapri a Baia Domizia, frazione del comune di Sessa Aurunca, oltre la metà risulta trasformata da usi urbani e infrastrutturali. Più precisamente, sono 181 i chilometri di costa che interventi edilizi legali e abusivi hanno irreversibilmente modificato. Di questi, 28 km sono occupati da opere infrastrutturali (in gran parte portuali) e da attività produttive. Sono 51 i chilometri di paesaggi urbani ad alta densità, 102 i chilometri di costa occupata da insediamenti con densità più bassa. Mentre solo 17 km di costa possono considerarsi ancora paesaggi agricoli e questo dato è davvero allarmante visto che, fino a pochi anni fa, era una delle caratteristiche di molti paesaggi campani. I tratti di costa che possiamo ancora considerare “integri” sono complessivamente lunghi 162 km, ma la ragione della loro salvezza sta nel profilo roccioso e nella morfologia che rendeva complicata l’urbanizzazione, come lungo la penisola sorrentina e amalfitana, o il Cilento. 

L’analisi della morfologia della linea di costa consegna questi dati: 131 km (il 36%) risultano essere rocciosi (e i meglio conservati da un punto di vista paesaggistico), 140 km (il 39%) hanno la conformazione di litorali bassi sabbiosi, mentre ben 89 km di costa (il 25%) sono ormai irreparabilmente artificializzati dalla presenza di porti, aree industriali e fronti urbani.

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IL CONSUMO DI COSTA IN BASILICATA

L’analisi dei 70,4 km di costa lucana, divisi tra litorale ionico e tirrenico (rispettivamente di 43 km e 27,4 km), mette in evidenza come il 27% risulta trasformato da usi urbani e infrastrutturali. Sono 7.4 i chilometri trasformati da infrastrutture portuali, mentre 12.3 km sono occupati da tessuti urbani poco densi; 45 km di costa risultano naturali e 5.7 km si possono considerare paesaggi agricoli. Una caratteristica della costa della Basilicata è che non sono presenti, a differenza di tante altre regioni, centri urbani rilevanti, che invece troviamo storicamente a una certa distanza dalla costa.

In merito alla morfologia della linea di costa, sono 44 i chilometri di spiaggia, 19 sono i chilometri di costa rocciosa, mentre 7.4 km di costa sono stati occupati con banchine e riempimenti legati agli usi portuali. 

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IL CONSUMO DI COSTA IN CALABRIA

In Calabria, su un totale di 798 chilometri di coste, dal Comune di Tortora Marina sul Mar Tirreno al Comune di Rocca Imperiale sul Mare Jonio, ben 523 (il 65%) sono stati trasformati da interventi edilizi, legali e abusivi. La Calabria è infatti una delle regioni più martoriate dalle costruzioni illegali, anche sulla costa. Le trasformazioni della costa hanno riguardato per 56,5 chilometri la costruzione di infrastrutture, attività industriali e portuali, 205,5 chilometri risultano occupati dai centri urbani principali, mentre 261 sono i chilometri trasformati da una urbanizzazione poco densa, diffusa lungo la linea di costa. Restano liberi, a rischio cementificazione, 119 chilometri di suoli agricoli e 156 di natura inalterata; mentre sono 614 i chilometri di spiaggia, 128 quelli di costa rocciosa, e 56 quelli trasformati in maniera irreversibile da infrastrutture portuali.

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IL CONSUMO DI COSTA IN PUGLIA

In Puglia, su un totale di 810 chilometri di coste, dal Comune di Marina di Ginosa sul Mar Jonio al Comune di Marina di Chieuti sul Mare Adriatico, 454 chilometri (il 56%) sono urbanizzati e dunque trasformati da interventi antropici legali e abusivi. Più precisamente, 81 chilometri sono occupati da opere infrastrutturali e industriali, mentre si calcolano 129 chilometri di paesaggio urbano molto denso, tipico del sistema di città lungo la costa adriatica; 244 sono i chilometri di costa occupati da insediamenti con densità più bassa, diffusa lungo la linea di costa. Solo 109 risultano paesaggi agricoli, mentre si sono conservati 247 chilometri di paesaggi naturali, in parte rocciosi e in parte ricadenti in aree protette.

A questa prima analisi, si è aggiunta la seconda indagine, riguardante la morfologia della linea di costa: rispetto agli 810 chilometri complessivi, 387 (il 47,8%) risultano essere rocciosi, 303 (il 37,4%) risultano essere spiaggia, mentre ben 120 chilometri (il 14,8%) di costa sono ormai irreparabilmente artificializzati dalla nascita di porti, tessuti urbani e altre infrastrutture.

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IL CONSUMO DI COSTA IN MOLISE

Su un totale di 35 chilometri di costa, da Montenero di Bisaccia, al confine con l’Abruzzo, a Campomarino, al confine con la Puglia, il 48% delle coste molisane risulta trasformato a usi urbani e infrastrutturali.

Più precisamente, sono 17 i chilometri di costa modificati in modo irreversibile, ed è preoccupante che negli ultimi anni vi sia stata un’accelerazione del fenomeno. È l’avanzata delle seconde case ad aver trasformato paesaggi naturali e agricoli costieri: 12,7 chilometri risultano essere occupati da un costruito residenziale, fatto di residence e seconde case, soprattutto tra Montenero e Termoli, in un tratto lungo il quale la ferrovia passa molto vicina alla linea di costa. La conseguenza è che solo 12 chilometri di costa possono considerarsi ancora paesaggi agricoli, mentre i tratti di costa “integri”, con caratteri naturali, sono lunghi solo 6 chilometri.

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IL CONSUMO DI COSTA IN ABRUZZO

Su un totale di 143 km di costa, da Martinsicuro, al confine con le Marche, a San Salvo, al confine con il Molise, oltre la metà delle coste abruzzesi risulta trasformata da usi urbani e infrastrutturali. Più precisamente, sono 91 i chilometri di costa (il 63% del totale) irreversibilmente modificati. Le immagini satellitari mostrano una urbanizzazione che in lunghi tratti è continua e ha cancellato territori naturali e agricoli, modificando in maniera irreversibile un paesaggio affascinante, sospeso tra linea di costa e Appennino. Di questi 91 km, 27 km risultano essere occupati da città dense, di cui la più estesa è Pescara, alla quale si saldano i Comuni di Francavilla al Mare a sud, e Montesilvano a Nord. Sono 44 i chilometri di costruito meno denso, cioè quelle parti che legano i nuclei urbani principali, creando una continuità ormai fortissima, interrotta solo da pochi tratti liberi. Solo 17 km di costa possono considerarsi ancora paesaggi agricoli, mentre i tratti di costa “integri” sono complessivamente lunghi 35 km, anche se frammentanti e dunque in una condizione di rischio rispetto alla pressione della cementificazione. 

La linea di costa, prevalentemente caratterizzata da spiagge, risulta bassa da Martinsicuro fino ad Ortona; poi sale di quota e in diversi tratti la spiaggia, di sabbia o ciottoli, scompare del tutto. 20 km risultano completamente artificializzati per le presenza di infrastrutture portuali di cui le più importanti sono rappresentate dai porti di Giulianova, Pescara, Ortona e Vasto.

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IL CONSUMO DI COSTA NELLE MARCHE

Su un totale di 180 km, da Gabicce a San Benedetto del Tronto, 118 km risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, il 61.5% delle coste marchigiane. In particolare 24 km sono occupati da opere infrastrutturali (in gran parte portuali) e da industrie; mentre si evidenziano 51.5 km di paesaggio urbano molto denso; 35.3 km di costa occupata da insediamenti con densità più bassa, per lo più lineari, che seguono, senza quasi soluzione di continuità, la linea di costa. A resistere alle pressioni insediative, si sono conservati 28.8 km di paesaggi agricoli, e 40.4 km di paesaggi naturali. Uno dei motivi che ha portato a questa situazione di consumo, può essere individuato nella mancanza di chiare indicazioni di tutela. Solo 26 km di costa sono ricadenti in aree protette: il “Parco regionale del Monte Conero” e il “Parco regionale del Monte San Bartolo”.  

Misurando le trasformazioni morfologiche della linea di costa, risulta che rispetto ai 180 km totali, 28.4 km (il 16%) sono rocciosi, 113.6 km (il 63%) risultano spiaggia, mentre ben 38 km (il 21%) di litorale sono ormai irreparabilmente artificializzati. 

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IL CONSUMO DI COSTA IN EMILIA-ROMAGNA

In Emilia-Romagna, su un totale di 141 km di costa, da Gorino, al confine con il Veneto, a Cattolica, al confine con le Marche, 82 km (ben il 59%) sono stati trasformati ad usi urbani, infrastrutture portuali e industriali. Più precisamente, 30 km sono occupati da centri urbani densi, 39 km invece sono interessati da tessuti meno densi, con caratteri di edificazione rurale in trasformazione; mentre 13 km sono occupati da infrastrutture portuali e industriali. Si salvano complessivamente 42 km di paesaggi costieri ancora con caratteri naturali, quindi tratti di costa completamente liberi dal cemento, mentre i tratti costieri agricoli si sono ridotti a soli 17 km, un dato allarmante rispetto all’identità e alla storia della costa emiliano-romagnola. 

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IL CONSUMO DI COSTA IN VENETO

Su un totale di 170 km di costa, da Bibione, frazione del comune di San Michele in Tagliamento, al confine con il Friuli Venezia Giulia, al territorio comunale di Porto Tolle, al confine con l’Emilia Romagna, il 36% delle coste venete risulta trasformato da usi urbani e infrastrutturali. Più precisamente, sono 61 i chilometri di costa che l’urbanizzazione ha irreversibilmente modificato, e di questi, 4 km sono occupati da opere infrastrutturali. Sono 24 i chilometri di paesaggi urbani ad alta densità, 33 quelli occupati da insediamenti con densità più bassa, mentre 49 km possono considerarsi ancora paesaggi agricoli. I tratti di costa ancora “integri” sono complessivamente lunghi 109 km, (49 km agricoli e 60 km naturali). La ragione della loro salvaguardia sta nel profilo geologico e geomorfologico che rendeva complicata l’urbanizzazione; si tratta infatti di aree costiere lagunari, spesso consistenti in estesi acquiferi, soprattutto nella parte più a sud della regione, tra Chioggia e il confine con l’Emilia. A questa prima analisi, si è aggiunta quella riguardante la morfologia della linea di costa: sono 144 i chilometri di spiaggia, contro i 26 Km ormai irreparabilmente artificializzati, in particolar modo dalla presenza dei fronti urbani.

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IL CONSUMO DI COSTA IN FRIULI VENEZIA GIULIA

In Friuli Venezia Giulia, su un totale di 111 km di costa, da Lazzaretto, frazione di Muggia, al confine con la Slovenia, a Lignano Sabbiadoro, al confine con la regione Veneto, il 55.4% risulta ormai fortemente antropizzato. Più precisamente, sono 61.5 i chilometri di costa che l’urbanizzazione ha irreversibilmente modificato, e di questi 34 km sono occupati da opere infrastrutturali (il solo porto di Trieste occupa 23 km di costa). Sono invece 6 i chilometri di paesaggi urbani che si possono considerare ad alta densità, 21.5 i chilometri di costa occupata da insediamenti con densità più bassa. I tratti ancora “integri” si distinguono tra 9.2 km di paesaggi agricoli e 40.3 km di costa con caratteri naturali. 

Per quanto riguarda la morfologia della linea di costa: sono 64.7 i chilometri di spiaggia o per lo meno, di costa bassa, naturale; 17 i chilometri di coste rocciose, e 29.3 i chilometri ormai irreparabilmente artificializzati, perché occupati, con banchine, infrastrutture e riempimenti legati agli usi portuali e industriali. 

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IL CONSUMO DI COSTA IN SICILIA

Come riportato nei grafici di sintesi, su un totale di 1.088 chilometri di costa, 662 km (il 61%) sono urbanizzati e dunque trasformati da interventi antropici, principalmente per usi urbani, residenziali e turistici. Una parte consistente di questi interventi è abusiva, solo in parte oggetto di condono edilizio, perché in Sicilia il cemento illegale ha prodotto danni particolarmente rilevanti lungo la costa. Più precisamente, 130 km sono occupati da opere infrastrutturali e industriali, mentre si calcolano 182 km di paesaggio urbano molto denso nei tratti principali rappresentati da Trapani, Torre Muzza, Mondello, Romagnolo, Catania, Siracusa e il tratto che va da Nizza di Sicilia a Sant’Alessio Siculo. 350 sono i chilometri di costa occupata da insediamenti con densità più bassa e la Sicilia è tra le regioni italiane che presentano un consumo di suolo con queste caratteristiche tra i più rilevanti. 

Molti tratti di paesaggi agricoli o naturali sono ormai interessati da insediamenti frammentati a bassa densità, in parte abusivi: in particolare i tratti da Fiume Grande a Kalura, da Torre Faro a Itala Marina, da Brucoli ad Augusta, da Granelli a Punta Secca, da Gela a Siculiana Marina, da Sciacca a Mazara del Vallo. Solo 196 km risultano oggi integri come paesaggi agricoli, mentre si sono conservati 230 km di paesaggi naturali, in parte rocciosi e in parte ricadenti in aree protette.

 

Per quanto riguarda la conformazione della linea di costa, 395 km (il 36%) risultano essere rocciosi, 425 km (il 39%) risultano spiaggia, mentre ben 268 km (il 25%) di costa è ormai irreparabilmente artificializzata dalla realizzazione di porti, tessuti urbani, e altre infrastrutture, per lo più strade che hanno tagliato lunghi tratti di paesaggio naturale e agricolo. 

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IL CONSUMO DI COSTA IN SARDEGNA

Come riportato nei grafici di sintesi, complessivamente, su un totale di 1487 km di costa, in Sardegna, 399 km (il 27%) risultano urbanizzati: più precisamente, 111 km sono occupati da opere infrastrutturali e industriali, poligoni militari, discariche minerarie ed industriali, come Portoscuso, Sarroch, Porto Torres, Arbatax. Mentre si possono individuare 59 km di paesaggio urbano denso nei tratti principali rappresentati da Cagliari, Alghero, Oristano, Porto Torres, Arzachena, Porto Cervo, Porto Rotondo, Arbatax, Costa Rei, Villasimius, Capitana, Sant’Andrea. 229 sono i chilometri di costa occupata da insediamenti con densità più bassa; 98 km risultano essere paesaggi agricoli, mentre si sono conservati 990 km di “fascia costiera” con paesaggi naturali pressoché integri che in percentuale e lunghezza risulta di gran lunga la più grande d’Italia. 

Del resto il paesaggio costiero della Sardegna è tra i più noti e apprezzati d’Italia e nel mondo, meta turistica in estate, per il valore delle spiagge e per la qualità dei mari, e per la propria relativa integrità. L’area settentrionale presenta coste più frastagliate, piccole e cale sabbiose, spiagge prevalentemente rocciose e solo pochi e lunghi arenili; la parte nord orientale è per la maggior parte montuosa con le tipiche aree granitiche della Gallura. La costa sud risulta più eterogenea e tra il golfo di Cagliari e quello di Oristano si trova la più grande pianura dell’isola, il Campidano. Le coste sono meno frastagliate rispetto al nord della Sardegna con numerose e lunghe distese di sabbia. Una regione, dunque, con coste caratterizzate da stupendi tratti di paesaggio naturale, da una morfologia eterogenea e affascinante, patrimonio inestimabile da preservare e portare nel futuro. 

A questa prima analisi si è aggiunta una seconda indagine che ha riguardato la morfologia della linea di costa: rispetto ai 1487 km complessivi, 669 km (il 45%) risultano essere rocciosi, 595 km (il 40%) risultano spiaggia, mentre 223 km (il 15%) di costa sono ormai artificializzati. 

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da mettere sotto alla mappa sardegna.jpg
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L’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani di Legambiente, con il supporto scientifico di ricercatori e docenti delle Università di Pescara, Ancona, Bari, Ascoli, Firenze, Genova, Messina, Milano, Trento, Venezia e di enti di ricerca come CRESME, ENEA, GNRAC, INGV, intende aumentare e allargare l’attenzione nei confronti delle aree costiere e dei fenomeni di trasformazione in corso. Cambiamenti climatici, consumo di suolo, dinamiche sociali e nuovi modelli di turismo sono alcuni dei temi affrontati, rispetto ai quali la pianificazione dovrà dare risposte per il futuro dei paesaggi costieri italiani.

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